Lazio, con arbitri e Var è un dramma! Tra numeri impietosi e spiegazioni shock
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Era l’estate del 2017, il Var stava per fare il proprio esordio in Italia e tutti guardavano alla tecnologia come a una promessa di giustizia, al mezzo che avrebbe - se non cancellato - quantomeno ridotto al minimo gli errori arbitrali. Spegnendo anche un certo senso di ingiustizia che da anni attanagliava il calcio italiano nel quale certe valutazioni errate sembravano andare sempre nella direzione favorevole di alcuni club e sfavorevole di altri. La stagione 2016/2017, quella della invereconda simulazione di Strootman nel derby di ritorno, doveva dunque essere l’ultima nella quale si sarebbe assistito a tali abbagli. E invece… Invece no. Perché poi è arrivata la stagione 2017/2018, quella del debutto del Var, appunto, che però ha portato con sé Lazio-Torino, il fallo di mano (non sanzionato) di Iago Falque e la conseguente ridicola espulsione di Immobile, il gol di mano di Cutrone in Milan-Lazio, il mancato rigore su Immobile in Cagliari-Lazio e una Champions sfumata anche per certe folli decisioni. E poi è arrivata la stagione scorsa con Di Bello in Lazio-Milan (tre rossi alla Lazio e mancato rigore su Castellanos) o Prontera in Salernitana-Lazio (niente rosso a Gyomber) e ancora Maresca in Lazio-Bologna (mancata espulsione di Fabbian) o Colombo con Mazzoleni al Var in Lazio-Juve (clamoroso rigore negato a Zaccagni per trattenuta di Bremer).
VAR NEMICO - Ma è in questa stagione che arbitri e Var stanno raggiungendo clamorose vette di non uniformità e di scelte surreali che vengono poi giustificate in modo quantomeno bislacco dai vertici dell’AIA in tv e non solo. Del resto i numeri sono lì a testimoniarlo e non si tratta di piangere per direzioni di gara normali (come accaduto di recente a un allenatore italiano in Europa), ma di prendere atto di statistiche certificate. La Lazio è la squadra con meno interventi favorevoli del Var: zero. Zero in 26 giornate di campionato e in due partite di Coppa Italia. A comandare la classifica di interventi pro da Lissone è la Roma con sette. Sette volte il Var ha richiamato l’arbitro di campo per correggere una decisione in favore dei giallorossi. Un brivido mai capitato a Baroni. E la classifica di interventi a sfavore da parte del Var? Lì la Lazio domina incontrastata a quota sette, mentre la Roma è sul fondo della classifica con zero interventi contro. Solo sfortuna quella laziale? Possibile, per carità. Ma è lecito che a Formello qualcuno cominci a nutrire dubbi e a sentirsi preso di mira, lecito che i tifosi laziali pensino che spesso gli arbitri valutino certi episodi applicando due pesi e due misure. Quanto visto ieri a San Siro del resto è emblematico.
CONTRO LA LOGICA - Il gol di Arnautovic che viene definito "regolare" da diversi ex arbitri e dalla stessa AIA, poiché il tiro dell’austriaco non sarebbe stato parabile da Mandas e che comunque De Vrij era troppo lontano dal portiere greco. Mandas che, parlano le immagini, deve spostarsi sulla propria destra, quindi allontanandosi dall’angolo dove si insacca il tiro, per provare a non essere impallato dall’olandese ex Lazio. Spiegazioni, quelle dell’AIA, che vanno contro le evidenza delle immagini, contro le evidenze della logica. Senza considerare la trattenuta di Dumfries su Rovella nella stessa azione, trattenuta per la quale proprio Rovella si vide annullare il suo primo gol laziale a Parma. E come non pensare al mancato rosso di Douglas Luiz in Juventus-Lazio (Var silente) e all'espulsione comminata invece a Marianucci per un calcetto di reazione su Gimenez in Empoli-Milan, decisione suggerita proprio dalla sala Var. E domenica, di fronte alla Lazio, ci sarà proprio il Milan. In attesa delle prossime curiose spiegazioni di Rocchi e compagnia.